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Primo
Maggio!
La
festa dei lavoratori! Negli anni passati, quando uomini, donne e bambini
lavoravano spesso 10 o più ore al giorno, sette giorni la settimana, il
Primo Maggio rappresentava l’affermazione,da parte dei lavoratori che
dipendevano per la sopravvivenza dal salario guadagnato con un
lavoro estremamente umile o duro, di essere esseri umani sovrani in
controllo della loro vita e del loro destino. La giornata era celebrata
in tutto il mondo con marce cui partecipavano decine e centinaia di
migliaia di persone. Il Primo Maggio era un’espressione della
solidarietà internazionale della classe lavoratrice. “ Lavoratori del
mondo unitevi, non avete da perdere che le vostre catene,” non era
soltanto uno slogan. Era un grido di battaglia nella guerra tra le
classi. Le loro marce e dimostrazioni piene di accesi discorsi, poesia
appassionata e inni commoventi davano loro il senso della forza
collettiva. Era un atto di sfida alle forze congiunte dei padroni e
delle pubbliche autorità. I loro raduni erano spesso attaccati dalla
polizia e dai teppisti armati di mazze e fucili.
Molti
di noi hanno genitori o nonni che hanno partecipato a queste
manifestazioni. Pochi di noi lo ammettono o addirittura sono al corrente
di questi aspetti della nostra storia familiare. Il ricorrente
“Terrore Rosso” della nostra storia, quando essere o essere ritenuti
radicali significava incorrere nella collera dei conservatori, riuscì a
spingere i movimenti socialisti e anarchici alla clandestinità sia, di
fatto, che in maniera psicologica. Per Freud amnesia significava
“evitare il dolore del ricordo.”
Noi
americani soffriamo di un’amnesia di massa riguardo alla straordinaria
e spesso gloriosa storia delle lotte dei lavoratori per la libertà
d’espressione e giustizia sociale.
Ma
oggi, chi si ricorda del Primo Maggio?
Anche
se non viene spesso insegnato durante le lezioni di storia americana, il
Primo Maggio ebbe origine negli Stati Uniti durante la campagna per la
giornata di otto ore. I Cavalieri del Lavoro, la nascente Federazione
del Lavoro americana, e vari gruppi anarchici designarono il Primo
Maggio 1886 per fare delle dimostrazioni nazionali che avevano come
obiettivo le otto ore.
Un
incidente successo diversi giorni dopo a Chicago diede inizio ad un
movimento globale di lavoratori. In seguito ad uno scontro tra gli
scioperanti e la polizia in cui diversi lavoratori erano stati uccisi,
ci fu una manifestazione di protesta nella piazza di Haymarket. Quando
la polizia attaccò la folla, fu gettata una bomba che uccise diversi
poliziotti. Nel processo agli anarchici ( che non furono accusati
dell’attacco dinamitardo ma per il loro sostegno alla violenza) che
seguì, otto di essi furono giudicati colpevoli e quattro furono
successivamente giustiziati. I “Martiri di Haymarket” furono subito
onorati in tutto il mondo come eroi del movimento operaio. Con in mente
questo tragico episodio della lotta di classe, il Congresso
dell’Internazionale Socialista di Parigi del 1889 designò il Primo
Maggio festività di otto ore da osservare da parte di tutti i
lavoratori del mondo. Samuel Gompers che divenne via via più
conservatore e la Federazione del lavoro americana e verso la metà del
1890 avevano preso le distanze dal Primo Maggio e sancito
legalmente il Labor Day ( Festa del Lavoro) che veniva osservato il
primo lunedì di settembre. I finlandesi, gli slavi, gli ebrei
dell’Europa orientale, gli italiani e altri immigrati che avevano
precedenti radicali si resero conto che il loro tanto amato Primo
Maggio era osteggiato non solo dai capitalisti ma anche dai lavoratori
americani. Nonostante le denunce per essere “comunisti stranieri”,
riuscirono a far ardere la torcia degli ideali del Primo Maggio per
un’altra generazione.
La
risposta dei “bosses” della politica e dell’economia fu duplice:
per calmare la rabbia dei lavoratori furono prese misure per migliorare
i peggiori abusi del sistema capitalista; mentre fu applicata la massima
repressione per mettere sa tacere i sostenitori più eloquenti e attivi
del movimento operaio.
Il
caso di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, immigrati anarchici
italiani, uccisi sulla sedia elettrica il 23 agosto 1927, dopo un
processo palesemente discriminante, rappresenta il più atroce esempio
della seconda risposta.
Ad
ogni modo l’ideale del Primo Maggio era già stato distrutto dallo
scontro tra la solidarietà del “proletariato” con il fervente
nazionalismo derivato dalla Prima Guerra Mondiale. Il patriottismo
sconfisse la coscienza di classe e milioni di lavoratori si uccisero in
nome della patria.
Nel
frattempo la Rivoluzione Bolscevica che sembrava realizzare la visione
di una repubblica collettiva, si rivelò un cavallo di Troia nel campo
socialista. Il regime Leninista-Stalinista si dimostrò come una
spietata dittatura che presiedeva un capitalismo di stato. Tra i primi e
più strenui oppositori della Russia comunista furono i socialisti e gli
anarchici i cui compagni venivano eliminati dai Bolscevichi.
L’aspirazione all’unità dei lavoratori fu distrutta da questi
avvenimenti. Negli Stati Uniti, la Grande Depressione degli Anni Trenta
non introdusse il comunismo ma il New Deal di Franklin D. Roosevelt che
salvò il capitalismo e gettò le basi di uno stato sociale.
Il
Primo Maggio fu sequestrato dall’Unione Sovietica con i suoi
sfoggi di potenza militare sulla Piazza rossa. Mentre gli anti-comunisti
furono messi a tacere durante la Seconda Guerra Mondiale quando eravamo
alleati dell’Unione Sovietica contro Hitler, fecero la voce grossa
durante la Guerra fredda che la seguì. “Il Maccartismo” fu un altro
episodio della storia del “Terrore Rosso”, una paura esagerata e
infondata di una cospirazione comunista interna che fu sfruttata dai
politici. C’erano sì spie tra i comunisti americani, ma la maggior
parte erano militanti fedeli, altri potrebbero dire gonzi, per la loro
convinzione che l’Unione Sovietica fosse il paradiso dei lavoratori.
L’associazione del Primo Maggio con il comunismo sovietico gli ha dato
una cattiva reputazione fino ai nostri giorni.
In
questa età della globalizzazione dove i lavoratori sono in competizione
l’uno contro l’altro attraverso oceani e continenti, siamo tornati
alle condizioni di spietato sfruttamento degli esseri umani. Se
l’avidità è mai stata frenata dal patriottismo , oggi certamente non
lo è. La corsa al profitto non è inibita dalle fedeltà nazionali o
ideologiche. Siamo davvero coinvolti in una lotta di classe, una guerra
di compagnie petrolifere, complessi militari/industriali, istituzioni
politiche corrotte, contro i lavoratori e i consumatori.
Noi,
popolo americano, restiamo affascinati dai simboli, dalla bandiera, il 4
di luglio, il tacchino del giorno del Ringraziamento. E’ ora di
rivisitare il Primo Maggio nello spirito in cui fu concepito più di
un secolo fa. Soltanto un movimento operaio internazionale può sperare
di opporsi alla potenza del sistema amorale capitalista
transnazionale.
Per
liberarci dalla sordida storia che ha macchiato la bandiera del
Primo Maggio, dobbiamo innalzare uno stendardo purificato su cui
apporre nuovamente:
“LAVORATORI
DEL MONDO UNITEVI.”
Rudolph J. Vecoli |
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MAKE MY MAY DAY!
May Day! the holiday of the workers! In days gone by, when men, women,and children often worked 10 or more hours a day, seven days a week,
May Day was an assertion on the part of wage-slaves that they were sovereign human beings with control over their own lives and destines.
They celebrated the day with marches of tens and hundreds of thousands throughout the world. May Day was an expression of the international
solidarity of the working class. "Workers of the world unite, you have nothing to lose but your chains," was not just a slogan. It was a
battle cry in the war between classes. Their marches and rallies, with fiery speeches, impassioned poetry, and stirring anthems, gave them a
sense of their collective strength. It was an act of defiance of the combined forces of employers and public authorities. Often their
gatherings were brutally attacked by police or thugs with clubs and guns.
Many, many of us, have grandparents or great-grandparents who participated in these observances. Few of us acknowledge or are even
aware of this inspiring part of our family histories. Recurring "red scares" in our history, when to be or thought to be a radical was to
incur the wrath of conservatives, succeeded in driving the socialist and anarchist movements underground, both actually and psychologically.
Freud defined amnesia as the "the avoidance of the pain of remembering." We, Americans, suffer from mass amnesia of the remarkable
and some times glorious history of workers' struggles for liberty of expression and social justice.
Who now remembers May Day?
Although not often taught in American history classes, May Day originated in the United States during the campaign for an eight-hour
day. The Knights of Labor, the nascent American Federation of Labor, and various anarchist groups designated May 1, 1886 for nationwide
demonstrations for the eight-hour goal.
An incident which occurred several days later in Chicago made this the beginning of a global
workers' movement. Following a clash between strikers and police in which several workers were killed, a protest meeting was held in
Haymarket Square. When police attacked the gathering, a bomb was thrown, killing several officers. In the trial of anarchists (who were
not accused of the bombing, but for advocating violence) which followed, eight were found guilty and four subsequently executed. These
"Haymarket martyrs" quickly became revered heroes of labor movements throughout the world. With this tragic episode in the class war in
mind, the International Socialist Congress meeting in Paris in 1889 designated May 1, 1890 as an eight-hour holiday to be observed by
workers in all countries. An increasingly conservative Samuel Gompers and AFof L had by the mid-1890s distanced themselves from May Day and
embraced the legally sanctioned Labor Day, which was observed the first Monday in September. Coming from radical backgrounds, Finns, Slavs,
East European Jews, Italians, and other immigrants found their cherished May Day opposed not only by capitalists but often by
American workers as well. Despite being denounced as "foreign born reds," they kept the torch of May Day idealism burning for another
generation.
The response of the "bosses," political and economic,. was twofold: to allay the anger of the workers, measures were taken to ameliorate the
worst abuses of the capitalist system; whiile extreme repression was used to silence the most vocal and active labor advocates
The case of
Nicola Sacco and Bartolomeo Vanzetti, two Italian anarchist immigrants, electrocuted on August 23,1927, following a blatantly biased trial, is
the most heinous example of the latter.However, the ideal of May Day had already been shattered by the
collision of international solidarity of the "proletariat" with the fervid nationalism resulting from World War One. Patriotism trumped
class consciousness, and millions of workers killed each other in the name of the fatherland.
Meanwhile, the Bolshevik Revolution which
appeared to fulfill the vision of a collective republic turned out to be a Trojan horse in the socialist camp. The Leninist-Stalinist regime
proved to be a ruthless dictatorship presiding over state capitalism. Among the earliest and most passionate opponents of Communist Russia
were socialists and anarchists whose comrades were being liquidated by the Bolsheviks. The aspiration for the unity of workers was chattered
by these developments. In the United States, the Great Depression of the 1930s did not usher in communism but the New Deal of Franklin D.
Roosevelt which saved capitalism and laid the basis for a welfare state.
May Day was hijacked by the Soviet Union with its displays of military
prowess in Red Square. While anti-communism was muted during World War II when we were allied with Russia against Hitler, it found full voice
during the Cold War which followed. "McCarthyism" was yet another episode in the history of "Red Scares," an exaggerated and illusory
fear of an internal communist conspiracy, which was exploited by politicians. While there were Soviet spies among American Communists.
most were true believers, some would say dupes, in their belief in the Soviet Union as a workers' paradise. The association of May Day with
Soviet Communism has given it a bad name to this day.
In this age of globalization, when workers are pitted against each
other, across oceans and contients, we have returned to conditions of pitiless exploitation of human beings. If greed ever was constrained by
patriotism, it certainly is not today. The quest for profits knows no inhibitions by national ideologies or loyalties. Yes, we are involved
in a class war, a war of oil companies, the military-industrial complex, the corrupted political institutions, against the workers and consumers.
We, the American working people, remain beguiled by symbols, the flag, the 4th of July, the Thanksgiving turkey. It is time to revisit May Day
in the spirit in which it was conceived over a hundred years ago. Only, an international labor movement can hope to match the prowess of
the amoral trans-national capitalist system.
Freeing ourselves from the sordid history which stained the banner of May Day, we need to raise a
cleansed, purified standard on which is emblazioned once again:
"WORKERS OF THE WORLD UNITE."
Rudolph J. Vecoli
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