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La tragedia
mineraria di Monongah in West Virginia avvenuta il 6 dicembre 1907
scosse la coscienza delle migliaia di minatori italiani. Forse mille
morti. Almeno 500 italiani, molti, ma molti più dei 171 ufficiali.
La recente
sciagura alla Crandall Canyon Mine nello Utah, USA, che ha causato la
morte di sei minatori e l’allagamento di quella di Zhangzhuang vicino
alla città di Xintai in Cina nell’agosto 2007, dove ne sono periti
172, ripropongono la necessità delle continue misure di sicurezza da
adottare in questo settore industriale.
Il pensiero
corre immancabilmente alla tragedia di Marcinelle in Belgio quando l’esplosione
a Bois du Cazier stroncò la vita di 236 persone di cui ben 136
italiani. Anche allora il tributo di sangue maggiore fu dato dai 60
abruzzesi soprattutto di Manoppello e Lettomanoppello. Le cause del
disastro furono naturali, ma le strutture e attrezzature dei pozzi si
rivelarono inadeguate, le protezioni anti-incendio pressoché assenti e
i piani di soccorso non efficienti.
Queste
vicende ci portano alla grande emigrazione del 1880-1920 quando
centinaia di migliaia di italiani attraversarono l’oceano Atlantico
per cercar fortuna in America. Paese in costruzione dove c’era un
enorme bisogno di braccia. Manodopera generica, adatta a tutti i tipi di
lavoro. Quello in miniera fu accettato per ignoranza dei luoghi e per le
paghe alte. Nessuno era in grado di prevederne le conseguenze sul fisico
causate dalle malattie come la silicosi, gli incidenti quasi sempre
addebitati all’imprudenza e mai adeguatamente compensati fino alla
morte. Le miniere erano quasi sempre fuori dai grandi centri abitati e
costituite in villaggi di proprietà della compagnia mineraria che
gestiva pure tutte le attività compreso i negozi (company store). Qui i
prezzi dei beni di prima necessità erano esorbitanti e acquistabili
soltanto con i buoni (script) erogati al posto del salario in dollari.
La distanza dalle grandi città e la mancanza di trasporti favorivano l’isolamento.
Il reclutamento in Italia da parte delle grandi compagnie, tra cui giova
ricordare Rockefeller e Guggenheim, fu capillare e coinvolse tutte le
regioni d’Italia.
Le
sofferenze legate al tipo di lavoro e al trattamento stesso crearono una
forte militanza nel sindacato dei minatori, UMWA. Gli italiani si
distinsero nell’organizzazione sindacale per affermare i propri
diritti e furono sempre in prima linea. Ai nomi storici come quello di
Carlo Tresca va aggiunto Charles ( Carlo) Demolli, nato a Bruxelles in
Belgio nel 1870 e cresciuto a Como. Emigrato in Pennsylvania, lavorò
nelle miniere di carbone. Iscritto agli UMWA fondò in Colorado il
Lavoratore Italiano, che divenne l’organo ufficiale dei minatori. Fu
mandato poi a organizzare i minatori nello Utah dove le miniere di
Sunnyside, Castle Gate erano composte in prevalenza di italiani con una
discreta presenza di emigrati da Turbigo, dove si distinse sia per la
preparazione sia per i risultati ottenuti nelle trattative per cambiare
le condizioni di lavoro ed eliminare i soprusi perpetrati nei confronti
dei minatori.
I lombardi,
quindi, non fecero eccezione. Ci furono gli scalpellini specializzati
che emigrarono in Vermont che contrassero comunque la silicosi dovuta
alle polveri della lavorazione del granito. Altri nei setifici e
cotonifici di Paterson e Passaic nel New Jersey. Molti si fermarono
sulla costa orientale dove trovarono occupazioni varie nei lavori di
serramento, di sbancamento e finalmente in fabbrica. Tuttavia, la
maggior parte dei primi lombardi lavorò in miniera. Le liste delle navi
sono chiare, come quelle dei dati dei censimenti. Detroit stava in
realtà per le miniere di ferro di Iron Mountain, Calumet, Amasa in
Michigan e Florence in Wisconsin. Dagli stessi paesi partivano gruppi
con destinazioni diverse : Castle Gate, Utah; Punxsutawney,
Pennsylvania., Dawson, New Mexico; Butte, Walkerville nel Montana;
Clifton-Morenci, Arizona. Carbone, rame e ferro. Anche le cave di
argilla di St. Louis, Missouri. Carbone ancora a Murphysboro, Herrin,
Johnston City, Carterville, Coal City, Oglesby in Illinois. Sembra una
lezione di geografia. Infinita. Nella ghost town di Rhyolite in Nevada,
ai tempi del boom popolata da 5.000 persone erano presenti diversi
famiglie di Somma Lombardo.
Fu un lavoro
temporaneo riservato quasi sempre alla prima generazione. L’evoluzione
significò l’abbandono dei pozzi verso lavori meno duri in superficie
anche se legati alla miniera, come il minuto mantenimento, la
falegnameria oppure il trasporto del legname. In molti casi condusse
alla specializzazione e alla direzione tecnica dei pozzi.
Vita grama e
di tragedie. Dall’inizio del 1900 ci sono stati almeno 40 incidenti
gravi nelle miniere americane con oltre 4.700 morti. Scorrendo la lista
dei campi minerari si identificano facilmente quelli dove gli italiani
hanno perso la vita. Monongah è in prima fila, cupa testimonianza di un
avvenimento che deve essere ben evidenziato nella storia d’Italia
oltre che in quella dell’emigrazione, al di là delle vittime
abruzzesi, molisane, calabresi o lucane che siano. Le centinaia di
minatori uccisi lasciarono decine di familiari nel dolore e nella
disperazione aumentati dalla lontananza e dal conseguente problema
economico. La peggiore ingiustizia è poi l’oblio. Un recente libro
sull’argomento dal titolo "Monongah" opera di Luigi Rossi,
è stato appena presentato a San Rocco di Premia in valle Antigorio
proprio per non dimenticare.
Così non si
devono dimenticare i lombardi che diedero la vita per il progresso di un
paese straniero. Nel disastro della Cincinnati Mine di Monongahela,
Pennsylvania del 24 aprile 1913 persero la vita 97 persone. Tra di loro
Felix Donina, Giuseppe Donati, Maurizio Melotte, Battiste Polanienli,
Giacomo Roncatti, Giacomo Zannati tutti della Val Canonica.
Il 19 giugno
1914 un’esplosione di gas nella miniera di carbone della Hillcrest
Collieries Company a Hillcrest, in Alberta, Canada causava la morte di
196 minatori su 237. Tra le vittime i due fratelli Alberico (Albert) e
Ubaldo ( Baldo) Tamborini di Mornago di appena 19 e 21 anni d’età.
Nel cimitero di Hillcrest riposano con gli altri compagni di sventura
della stessa provincia, Virgilio Bodio, Carlo Gianoli e Giuseppe
Marcolli.
Il 9
dicembre 1935 un’esplosione combinata di metano e polvere di carbone a
Coalhurst, Alberta uccise 16 minatori. Scorrendo la lista dei morti non
mancano mai gli ucraini, i canadesi, e naturalmente gli italiani. Angelo
Ermacora, sposato con 10 figli, Albino Simeone, scapolo e Evaristo Rota,
sposato con 2 figli. Grandi funerali, lunghe inchieste per stabilire le
cause del disastro, chiusura della miniera per aprirne un’altra.
Monumenti celebrativi duraturi e foto negli album delle società di
mutuo soccorso Romolo e Remo.
Evaristo
Rota sembra un altro dei tanti bergamaschi sfortunati. Locatelli, uno
dei portatori della bara, anche se nato a Drò in Trentino. Sembra tutto
cosi ovvio, così lontano.
Vediamo che
cosa ci tramanda, invece, la storia del Messico o meglio del New Mexico,
USA e dei campi minerari.
Dawson, New
Mexico, 22 ottobre 1913. Un’esplosione di gas nella miniera numero 2
dello Stag Canyon di proprietà della compagnia Phelps Dodge, dove
soltanto due giorni prima è stata condotta un’ispezione che ha dato
esito positivo in tutti i settori, uccide 263 minatori. Italiani, greci
e messicani i più colpiti. Tra loro:Francesco Merlotti, Turbigo (
Milano). Era emigrato nel 1902 a Castlegate ( Utah), tornato poi in
Italia, e riemigrato a Dawson nel 1911.Giovanni Cavaiani , Turbigo,
(Milano). Raggiunse dapprima il padre Andrea che lavorava nelle miniere
di ferro di Eveleth, Minnesota nel 1906-07, tornato in Italia e
riemigrato a Monongah, West Virginia e quindi a Dawson. Egildo Poretti,
Turbigo ( Milano). Aveva raggiunto il cognato Perotta Antonio nel 1906 a
Dawson.
Dawson, New
Mexico, 8 febbraio 1923. Sempre la stessa dannata miniera. Un incendio
innescato dal deragliamento di un carrello trasportatore di minerale
provoca l’ennesima strage. I morti sono 123 tra cui i due fratelli
Tony (Antonio) e Alessandro Zanoni appena arrivati da Turbigo ( Milano).
Dawson oggi
è soltanto una città fantasma con un immenso cimitero di croci di
ferro.
Elenchi
crudi ed infiniti.
Miniera di
Gwaila, Australia Occidentale. Nel 1911 muore in un incidente Luigi
Baccanelli di Gorno a 24 anni d’età.
Miniera di
Bonnievale, Australia Occidentale. Il bergamasco di Gorno, Modesto
Varischetti detto Charlie diviene famoso in tutto il mondo attraverso la
copertina della Domenica del Corriere che gli dedica Beltrame. Il
minatore Charlie è stato intrappolato per nove giorni sottoterra e la
storia del suo drammatico salvamento ha fatto il giro del mondo..
La lista è
pari ai campi minerari dove gli italiani hanno incontrato il loro sogno
americano.
Una sequela
infinita che arriva fino a Marcinelle, ma che scorrendo i titoli dei
giornali di oggi continua senza sosta.
Ernesto R
Milani copyright ©
Ernesto.milani
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18 ottobre
2007 |
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