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Il
progetto dell’ History Migration Center

Centro
di documentazione sulla emigrazione
e
sulla storia contemporanea
Chiesa
di S. Maria in Braida
via
S. Rocco 48 - 20012 Cuggiono (Mi)
La proposta.
La
proposta della costituzione di un centro di documentazione sull'emigrazione
dall'Alto milanese era stata lanciata a chiusura del convegno tenutosi a
Cuggiono il 19-20 luglio del 2003.
"Gli anonimi protagonisti della
nostra storia-Gli emigranti italiani nel nuovo mondo, il caso dell'Alto
Milanese"
organizzato dall'Ecoistituto della Valle del Ticino, dalla fondazione Primo Candiani di Robecchetto con Induno, dall'Italian
Club di St. Louis e dall'Immigration
History Research Center dell'Università del Minnesota, aveva visto la
partecipazione di eminenti storici sia Italiani che Americani, tra i quali il Prof.
Rudolph Vecoli della Minnesota University direttore del prestigioso centro
studi citato e il Prof. Gary Ross Mormino
della South Florida University autore di un fondamentale testo sulla storia
della comunità italiana di St. Louis prevalentemente originaria del nostro
territorio.
Il
sindaco di St. Louis, Francis G. Slay aveva
proclamato in occasione del convegno il 19 luglio "Cuggiono
Day in the City of St. Louis", e , non solo i settimanali locali, ma
anche il più diffuso quotidiano nazionale "Il Corriere della Sera"
aveva dedicato una pagina all'avvenimento.
Questo
convegno andava infatti a riaprire in modo autorevole un capitolo a lungo
dimenticato della storia Lombarda: la consistente migrazione degli abitanti
della nostra regione verso le Americhe alla quale l'Alto milanese e in
particolare il mandamento di Cuggiono aveva dato uno dei contributi più
significativi.
La
proposta dell'istituzione del Centro di
documentazione sull’emigrazione voleva
contribuire a riparare questa "dimenticanza" cercando di riempire
almeno parzialmente un vuoto determinato dalla pressoché totale mancanza di
luoghi di studio e conservazione della memoria e di approfondimento storico del
fenomeno migratorio in Lombardia.
Un
centro di questo tipo necessitava ovviamente di un luogo idoneo allo scopo da
qui l'idea di riutilizzare una chiesa dismessa recuperando un luogo storico ad
una nuova funzione pubblica.
La chiesa di
S. Maria in Braida
Quanti
luoghi pregevoli ed abbandonati esistono sul territorio?Non pochi.
L'
incuria dell'uomo e l'azione del tempo giorno dopo giorno consumano
inesorabilmente opere pregevoli. Non sempre le comunità hanno la sensibilità o
in mezzi per intervenire.
Luoghi
una volta pieni di vita, riferimenti del paesaggio e luoghi un tempo di incontro
delle comunità sono stati progressivamente abbandonati, nell'uso prima ed in
seguito nella memoria dei cittadini.
La
chiesa di S. Maria in Braida a Cuggiono, dove si istituirà il centro, é uno di
questi luoghi. Da decenni inutilizzata sembra scomparsa dalla memoria di buona
parte degli stessi abitanti che nel percorrere via S. Rocco, la via principale
del paese, difficilmente si
accorgono dell'esistenza di questa chiesa settecentesca.
Con
l'istitutzione del centro di documentazione l'Ecoistituto vuole riportare a
vivere questo luogo con lo stesso impegno con cui vuole riportare alla memoria
una storia non molto lontana ma in buona parte dimenticata costituita dalla dura
esperienza della nostra emigrazione.
Il progetto
di recupero
L'impiego
di strutture storiche come antiche chiese a fini culturali
é un utilizzo indubbiamente appropriato, che ovviamente necessita
interventi di riadattamento e ristrutturazione idonei al nuovo uso.
Il
progetto di recupero di S. Maria in Braida si articola a più livelli:
·
come progetto teso a salvare,
rivitalizzandolo un piccolo luogo di pregio,
·
come progetto architettonico e
funzionale, per renderlo rispondente alle nuove esigenze,
·
come progetto energetico per
migliorare le prestazioni dell'edificio,
·
come progetto partecipativo
sociale nei confronti dei cittadini
·
come progetto teso alla
collaborazione con enti esistenti sul territorio (Facoltà Universitarie ad
indirizzo storico, museo civico di arti e professioni Cuggionesi, servizio
bibliotecario del Castanese, ecc. ).
·
Il
progetto architettonico per un nuovo uso degli spazi.
L'intero
spazio della navata e dell'abside sarà reso polifunzionale dotandolo di
poltroncine e tavolo riunioni. I muri perimetrali saranno occupati da idonee
scaffalature per la conservazione del patrimonio librario e documentario.
Altro
spazio verrà ricavato realizzando
un soppalco perimetrale in modo da accedere al meglio alle scaffalature e agli
armadi per la conservazione di testi situati nella parte più alta
dell’edificio, ricavando inoltre adeguato spazio per servizi di segreteria.
·
Il
progetto energetico
Dal
punto di vista energetico le prestazioni dell'edificio saranno decisamente
migliorate sia attraverso un'opera di risanamento delle murature e coibentazione
delle stesse per migliorarne le caratteristiche di isolamento termico sia
sfruttando sistemi innovativi di riscaldamento e di climatizzazione interna
Il
risparmio energetico é uno dei campi in cui in questi anni l'Ecoistituto si é
speso in modo particolare, é naturale quindi che venga prestata particolare
attenzione in proposito.
·
Una
energia "innovativa" antica come il mondo: "la
partecipazione".
Ma
come può essere possibile questo progetto, da parte di una associazione senza
mezzi consistenti, senza capitali, senza "santi in paradiso"?
Porsi
questa domanda, non é certo fuori luogo. Un intervento di questo tipo richiede
risorse senza le quali non sarebbe attuabile.
Ma
qual'é la vera risorsa di una comunità, se non la comunità stessa, ovvero il
sentirsi parte di un percorso comune proprio perché si é legati a un
territorio (anche se magari si vive oltre atlantico) e se ne conosce e se ne
condivide la storia?
Guardando
la realtà con attenzione, ci accorgeremmo che all'origine della maggior parte
dei luoghi pubblici, dei beni comuni ancora oggi esistenti c'é una azione
partecipata delle comunità. L'intera Europa é piena di luoghi realizzati dalle
comunità in periodi in cui la ricchezza non era certo di casa.
Qualche
esempio? Le numerose chiese edificate in periodo medioevale, nei periodi
seguenti gli edifici delle confraternite ospedaliere,
oppure in tempi più vicini luoghi di incontro laici come "les
bourses de travail" francesi, le "camere del lavoro" italiane, le
cooperative ottocentesche e primo novecentesche, le case del popolo,
i centri comunitari.
Senza
andare lontano in ognuno dei nostri paesi potremmo ritrovare diversi esempi.
A
Cuggiono tanto per restare in questo paese, il Circolo Unione S. Rocco, il
Circolo S. Maurizio, o volendo guardare al di là dell'atlantico la Chiesa di St.
Ambros a St. Louis edificata dai nostri emigranti.
Cosa
ci fa dire tutto questo? Che anche progetti, non semplici da realizzare, possono
diventare realtà partendo dal basso, da nuclei di cittadini, dalle
associazioni, dalle comunità.
"La
forza dell'uomo risiede nel dinamismo e nella sua immaginazione più che
nelle banconote depositate in banca" affermava Paul Samuelson,
frase che ci sentiamo di sottoscrivere.
E'
anche su questa "ricchezza", su questa energia innovativa e antica
come il mondo, sulla partecipazione
di ognuno di noi, che si basa buona parte di questo progetto.
Come
partecipare
Ci sono diversi modi per sostenere questo progetto.
Qualunque cittadino può dare il suo contributo. In questo non poniamo limiti
alla fantasia (e ogni suggerimento è ben accetto).
quel minimo di base economica per l'operazione.
·
Al lavoro volontario vero asse
portante di ogni azione comunitaria. Ognuno ha competenze preziose, che
come
tante piccole gocce fanno la differenza.
·
Al contributo di aziende che
possono fornire materiali idonei o un sostegno economico.
·
Al contributo di enti pubblici
o fondazioni che si riconoscono nella validità del progetto.
S.
Maria in Braida. Cenni storici di un luogo "dimenticato".
A
Cuggiono, in pieno centro storico, all'angolo tra via S. Rocco e via S. Maria,
poco visibile ad occhi distratti, ma ben in vista come "la lettera
rubata" di Edgar Allan Poe é situata la chiesa di S. Maria in Braida.
E'
questa chiesa che dà il nome alla via che la fiancheggia, mentre Braida (o
Brera) toponimo di origine Longobarda sta a significare piano, pianura, parola
che col tempo finì con l'indicare un campo, un prato asciutto nei pressi del
centro abitato.
La
Chiesa fu costruita nel 1777 dalla famiglia Carisi, in sostituzione di una più
antica chiesa situata a poche decine di metri, risalente alla metà del 1400 da
essi acquistata ed incorporata in una casa colonica.
S.
Maria in Braida fu costruita in pochi mesi. La prima pietra fu infatti posata il
5 aprile 1777 e il 13 giugno l'edificio, ad opera del capomastro Antonio Lovaldo
era completato. Il 24 ottobre, fu
benedetta dal canonico del duomo di Milano Monsignor Francesco Piantanida,
appartenente alla famiglia dei feudatari della "parte minore" di
Cuggiono, e il giorno seguente l'arciprete Maini, vi celebrò la prima messa.
L'edificio sebbene di proprietà privata ebbe sempre un carattere semipubblico.
In essa vi facevano sosta le processioni e per tutta la seconda metà
dell'ottocento fu usata come oratorio femminile. Alla morte dei Carisi,
l'immobile fu ereditato dalle famiglie nobili Oltrona Visconti, da questi passò
ai Lurani e in seguito ai Mapelli che la vendettero negli anni 80, ormai
sconsacrata, a una società
immobiliare. (tratto da : Chiese
di Cuggiono e Castelletto – a cura di Giovanni Visconti – Cuggiono 2000)
Una storia
nella storia… che vale la pena di conoscere…
Chi
intervenne a ristrutturare il complesso del "Palazzo Mapelli" a cui la
chiesa apparteneva, lo riconvertì in diversi appartamenti che vennero venduti
ad altrettante famiglie. La chiesa nelle intenzioni della società acquirente
sarebbe dovuta diventare un negozio.
Qui
si apre una storia nella storia che vale la pena raccontare e che come vedremo
giocherà il suo ruolo nell'evolversi della vicenda.
Negli
anni immediatamenti seguenti all'intervento di ristrutturazione, l'impresa che
eseguì i lavori fallì. Il fallimento di una società immobiliare fenomeno
purtroppo piuttosto frequente nell' Italia degli anni 90 lasciava del tutto
indifese le famiglie acquirenti che avevano acceso mutui con le banche per
l'acquisto degli appartamenti. Anche se avevano in buona parte pagato l'acquisto
della casa, secondo la legislazione italiana non erano titolari del bene. In
caso di fallimento dei costruttori erano infatti le banche le legittime
proprietarie dell'immobile, situazione questa drammatica per chi aveva pagato in
larga parte l'appartamento che si trovava senza casa oltre che senza il capitale
impiegato per acquistarla.
Non
era del resto questo un fenomeno isolato al caso Cuggionese.
Visto
nel suo insieme a livello nazionale il fenomeno dei fallimenti immobiliari é un
problema di consistente rilevanza sociale, in quanto tocca più di duecentomila
nuclei familiari.
Non
essendo questa la sede per analizzare la vicenda nel dettaglio, diremo soltanto
che questo problema ha generato una interessante forma di autorganizzazione
delle famiglie coinvolte e la nascita del CO.NA.F.I.
Comitato Nazionale Fallimenti Immobiliari che in questi anni attraverso una
intelligente opera di pressione sulle istituzioni ai vari livelli e di
elaborazione di un progetto di legge é giunto a modificare lo scorso luglio
attraverso uno schieramento trasversale la legislazione nazionale. Un
bell'esempio di azione politica dal basso che speriamo qualcuno possa raccontare
nel dettaglio per la sua valenza esemplare.
Per
quanto riguarda l'immobile Cuggionese, quando l'edificio fu messo all'asta la
scorso inverno le famiglie coinvolte si avvalsero dell'aiuto della Cooperativa Urbanistica Nuova operante nel settore immobiliare . Fu
infatti la cooperativa contattata a questo proposito dagli abitanti lo stabile a
partecipare all'asta con l'intento dichiarato di potersi aggiudicare l'immobile
al fine di poterlo restituire alle famiglie. Cosa che puntualmente avvenne.
Restava
a questo punto la destinazione della ex Chiesa di S. Maria in Braida.
E'
qui che si vengono ad incontrare le esigenze della Cooperativa Urbanistica
Nuova, interessata non solo all'edificazione di abitazioni per i propri soci ma
anche a una azione culturale sul territorio e quelle dell'Ecoistituto della
Valle del Ticino, da tempo alla ricerca di una sede da destinare alle proprie
attività e in particolare all'istituendo "Centro
di documentazione sull'emigrazione dall'alto milanese".
L'accordo
tra la Cooperativa e l'Ecoistituto prevede infatti il comodato d'uso
dell'edificio per i prossimi cinquant'anni a fronte della ristrutturazione
dell'immobile.
Qui
si apre il nuovo capitolo al quale anche tu, se ritieni questo progetto
interessante, potrai collaborare…
Per
ulteriori informazioni :
Ecoistituto
della Valle del Ticino 02.974075 www.ecoistitutoticino.org
e-mail
Cuggiono, 24 settembre 2004
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