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Un
libriccino curato dalla scrittrice di St. Louis Eleanore
Marfisi Berra raccoglie e conserva il patrimonio in via di estinzione
dei soprannomi degli emigrati e dei loro discendenti. I soprannomi hanno rappresentato una parte importante della
vita sulla Montagna dove i Lombardi avevano bisogno di una nuova identità
che avesse, pero’, un collegamento con la famiglia e la terra
d’origine.
E’ interessante notare l’evoluzione che, anche in
termini popolari, indica il cambiamento da Lombardi ad Italo-Americani e
l’elenco include, come si usava in Lombardia, tutte le persone. Alcuni
sono incomprensibili e persi per sempre ma la maggior parte offre un
aspetto interessante e gioioso del rapporto tra le persone perché i
soprannomi erano parte integrante del gruppo e lo definivano con
proprietà e quasi mai con disprezzo.
Per
semplicità utilizzo la grafia originale ovvero quella rimasta nella
memoria degli emigrati e
trasmessa
ai figli e nipoti.
Cassera: il piatto tipico composto da
piedini di maiale, luganiga e
verze denotava Joe Oldani
Beccamort: La famiglia Calcaterra
gestiva una società di pompe funebri.
Buf
: da buffone ( buffoon) ovvero
una persona amabile e facile allo scherzo come Tom Clavenna
Feree :
Anthony Ronciglio era il fabbro della Montagna
Frech : Mike Zarinelli andò a scuola senza sapere l’inglese. Alla richiesta di
togliersi il cappello in classe, rispose
“frech ul co” ( ho
freddo in testa). E cosi venne chiamato da allora in poi.
Forchett : Louis Merlo veniva da una famiglia di
contadini e in Italia raccoglievano il fieno con la forca. Soprannome
trasmesso alla figlia Caroline Pianino detta Forchetta.
Gusafam : La fame atavica indicava invece Henry Garavaglia.
Zin
du Spa : Serafin Ronzio faceva lo spazzino ad Inveruno. Il figlio Luigi ( Luizeen
) continuò ad essere chiamato Zin
du Spa
La
sopravvivenza dei vecchi soprannomi si affiancò alla realtà delle
nuove occupazioni anche se in pratica si continuava la tradizione
lombarda.
Ecco
allora l'origine di Chick per Charles Galli , allevatore di polli; Beer
Charlie per Charlie Pozza proprietario di una taverna: City per Louis
Venegoni che consegnava la birra e conosceva tutte le strade della città:
( city) ; Jep Sacrista per Joseph Rossi, sacrestano della chiesa di
Sant’Ambrogio;
6%
Charlie indicava Charlie Garavaglia che talvolta prestava denaro e
chiedeva sempre il 6% di interesse; Il ristorante Ruggeri era noto per
le sue bistecche ( Steaks) e cosi; Frank Ruggeri divenne Steaks.
La
vita sulla Montagna rispecchiò per molti la tranquillità del villaggio
natio.
Charles
Ferrario era noto come un procrastinatore e fu chiamato Do
Dopo ( Faccio Dopo) cosi come Charles Torno che era molto compassato
e divenne Speed ( Veloce).
Come
si nota la mescolanza tra l'inglese e il dialetto lombardo era normale
in un quartiere che ancora adesso è popolato soprattutto di lombardi.
Anthony
Garavaglia, che aprì uno dei primi negozi di frutta e verdura era
trattato con rispetto e chiamato Mistra
da Mister. La moglie di suo figlio, Charlie divenne Lena Mistra
e la nipote Rose Marie Garavaglia Milani divenne Mistrina.
Una
delle persone più famose
della Montagna è il mitico giocatore di baseball degli Yankees di New
York Lawrence Berra
i cui genitori emigrarono da Malvagio. Prima di essere chiamato
affettuosamente Yogi era noto sulla montagna come Laudy dal modo di
chiamarlo della mamma
“Laudy,
come home” ( Lawrence, torna a casa).
Un
altro grande della Montagna ebbe un soprannome inadeguato. Il grande
uomo politico Louis Berra mantenne quello di Midge ( moscerino) che gli
era stato affibbiato da piccolo e che gli rimase nonostante la crescita
in statura sia fisica che
morale.
L’elenco
è lungo e caratterizza il quartiere in tutti i suoi personaggi più
eccentrici.
Joe
Budlajo ( Joe che cade) era il
Joseph Pozzoli che inciampava al ritorno da una bevuta
nell’osteria locale.
Rabbit
e Porky erano i soprannomi rispettivamente di Robert Airoldi cacciatore
di conigli selvatici
(
rabbit ) e di Charles Ferrario grande amante del barbecue.
Louis
Calcaterra dovette inventarsi un soprannome per poter parlare al
telefono con la ragazza irlandese del cuore. I genitori disapprovavano
la relazione e cosi divenne Murphy che poi sì tramutò in Big Murph per
distinguerlo dal fratellino Gene, Little Murph.
Molti
nomi italiani erano storpiati o semplicemente riadattati.
Brerz era il diminutivo di Ambrose ( Ambrose) Ronzini padre di Carolyn Ranzini
Stelzer che ha avuto una parte rilevante nella stesura del libro; Angelo
Oldani divenne Angelino e
poi Lee mentre Angelo Berra divenne Giulin;
Charlie era chiamato Chaleen;
Henry ( Enrico ) si convertì in Rix per Henry Grassi ma Rico per Henry
Garavaglia; Giuseppina Fuse’ era conosciuta come la Pineta.
Chaleen
si trasformò in Chile per Charlie Barbaglia
ma non ci furono problemi per Gene Cucchi che divenne Cookie ( biscotto)
pronunciato più; o meno come il suo cognome.
I
cambiamenti si affiancarono all’acculturazione: Louis Guardoni passò
a Luigeen e quindi a Gene che ero di solito è il diminutivo di Eugene.
Oreste Zoia acquistò il soprannome guerresco di Raptus e Charter Riva
divenne River ( fiume).
L’America
voleva il suo tributo di identità e fu cosi che crebbero i soprannomi
legati al nuovo mondo senza più; legami con il passato lombardo e come
era forse naturale. Big John Giudici, Charles Smokey Berra, Charlie Crow
Berra, Jimmy Blue Garegnani.
Esquire
suggeriva il modo di vestire di Johnny De Bernardi mentre la somiglianza
con Joe Louis proponeva Lou Miramonti. Hoover invece connotava la
somiglianza di Charles Garavaglia al presidente Herbert
Hoover. Mike Montani era di pelle molto chiara come un Tudesc
indi Tusky.
Molte
persone erano individuate secondo il luogo di provenienza.: John Detroit
Agosti, Mike Herrin Calcaterra, Mike Herrin
Puricelli, Louis Marcalin Chiodini , Charles Ribon Baroli nativo di
Rubone. Herrin, Illinois e Detroit. Michigan furono due mete storiche
dell’emigrazione dell’Alto Milanese.
La
ricerca sull’origine e sul persistere dei soprannomi è una bella
pagina di storia dell’emigrazione.
Purtroppo,
oltre duecento soprannomi sono rimasti sconosciuti o impossibili da
interpretare. Come spesso capita, la tradizione orale non e’ stata
sufficiente a trattenere la memoria totale. Difficile risalire alle
origini.
Ho
provato a recuperarne qualcuno: Louis
Gin di Aiss Aizzi potrebbe
essere Gin dlla famiglia Aizzi cosi come John Pineta Berra potrebbe
riferirsi a una Giuseppina della famiglia. Charlie Fats Brusatti forse
era grasso cosi come Louis Big Lou Garavaglia può indicare un omaccione
e Charles Nosun
Grassi sembra richiamare un naso prominente. Emil Makur Macchi forse
significa Macchone o grande Macchi. Joe Packard Pedroli magari ricorda
una marca di vetture e Jake Succ
Puricelli forse si riferisce a una persona chiusa o di poche
parole ( succ ). Jim Jamoke Tapella ricorda la
forma dialettale già mo’ ai ( sei già qui ). Charles Tagasheen Venegoni ha uno
dei soprannomi più caratteristici che forse ha a che fare con i tagash
( bucce dell’uva).
Ormai
siamo già all’archeologia etnica. |
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A
booklet edited by St. Louis writer Eleanore Marfisi Berra collects and
preserves the heritage on its way to extinction of the Lombard migrants
and their descendants. Nicknames have played an important role in the
life of the migrant of the Milanese Upper Plains and most of all
Cuggiono who have settled in an area just outside St. Louis named “The
Hill” but locally known as “La Montagna” Here, the Lombards who
had started to arrive by the 1880s in search of a new identity
maintained their ties with their families and home-country. It’s
interesting to note that the evolution also in popular terms signals the
transition from Lombards to Italian-Americans and the list of nicknames
include everybody as it was customary in Lombardy. Some nicknames are
incomprehensible and lost for ever but most of them display an
interesting and joyous view of the relationship among people. Nicknames
were an integral part of the group and defined it with propriety and
seldom with contempt.
The
original spelling is used or the one that has remained in the memory of
the migrants and transmitted to their children and grandchildren.
Cassera
:
It’s a typical Lombard dish made
of pig’s feet, pork sausage (luganiga)
and cabbage and denoted Joe Oldani.
Beccamort
: Paul
Calcaterra was the local undertaker and the nickname meant catch
the dead.
Boof
: From buffoon or a fun
loving person who loved to tease like Tom Clavenna.
Feree’:
Anthony Ranciglio was the blacksmith of the Hill.
Frech:
Mike Zarinelli started school without speaking English. When requested
to take off his cap in class, he answered “Frech ul co” ( my head is cold). And he was called that way
from that time on.
Forchett
: Louis Merlo’s family farmed in Italy and pitched hay with a fork.
The nickname has been transmitted
to his daughter Caroline Merlo Gianino named Forchetta.
Gusafam
: The atavistic hunger
indicated Henry Garavaglia.
Zin
du Spa
: Serafin Ronzio was a town
sweeper in Inveruno. His son Luigi ( Luizeen) continued to be called
Zin du Spa while in St.Louis.
The
survival of old nicknames entered the reality of the new
jobs but continued
the Lombard tradition.
And
so Chick was coined for
Charles Galli raised chicken; Beer Charlie for Charlie Pozza who owned a tavern; City
for Louis Venegoni who delivered beer and knew all the streets of the
city; Jep Sacrista for Joseph
Rossi, sacristan of St. Ambrose’s church; 6%
Charlie for Charlie Garavaglia who sometimes lent money and always
requested 6% interest; Steaks for Frank Ruggeri whose restaurant was famous for Steaks.
The
life on the Hill reflected the tranquility of the native village.
Charles
Ferrario, well known procrastinator was called Do
Dopo (I’ll do it later), while Charles Torno who always took his
time became Speed.
The
medley between English and Lombard dialect was the norm in a
neighborhood that is still predominantly Lombard.
Anthony
Garavaglia who had opened one of the first Hill grocery stores was
respectfully addressed as Mistra
from Mister. The wife of his son Charlie became Lena
Mistra and the niece Rose Marie Garavaglia Milani became Mistrina.
The
mythical Yankees baseball player Lawrence Yogi
Berra whose parents migrated from Malvaglio is one of the most important
people of the Hill. Before being affectionately nicknamed
Yogi
he was known on the Hill as Laudy
from the call of his mother “Laudy (Lawrence), come home”.
Another
personality of the Hill acquired an inadequate surname. The great
politician Louis Berra was nicknamed Midge as a child and so he
continued to be called in spite of this physical and moral growth.
The
list is long with eccentric characters of the neighborhood.
Joe
Budlajo was the the stumbling
Joseph Pozzoli on his way home after a stint in a local tavern.
Rabbit
and Porky denoted respectively
Robert Airoldi, rabbit hunter and Charles Ferrario barbecue lover.
Louis
Calcaterra invented a nickname to be able to talk to his Irish
girlfriend. Her parents disapproved of the relationship and so Louis
turned into Murphy and
eventually Big Murph to
distinguish him from his younger brother Gene called Little Murph.
Many
Italian names were mangles or simply readapted.
Brerz
was
the short for Ambrose Ranzini, father of Carolyn Ranzini Stelzer who has
played a key role in
compiling this booklet; Angelo Oldani became Angelino
thence Lee while Angelo Berra
became Giulin ; Charlie
Miramonti evolved into Chaleen;
Henry derives from Enrico and then Rix
for Henry Grassi and Rico
for Henry Garavaglia; Giuseppina Fuse’ was known as Pineta.
Chaleen
transformed into Chile for
Charles Barbaglia but there was no problem for Gene Cucchi turned into Cookie pronounced more or less like his surname.
The
changes mirrored acculturation: Louis Gualdoni became Luigeen
and the Gene which is more
frequently used as short for Eugene, Oreste Zoia acquired the
warlike nickname of Rastus and Charles
Riva became River.
America
required its identity tribute and thus increased the nicknames linked to
the new world without any specific attachments with the Lombard past as
it was maybe natural. Big John
Giudici, Charles Smokey Berra, Charlie Crow
Berra, Jimmy
Blue Garegnani.
Esquire
designated the dapper Johnny De Bernardi while the resemblance to the
boxer Joe Louis led to Lou
Miramonti. Hoover instead
connoted the resemblance of Charles Garavaglia to President Edgar Hoover
while light-skinned Mike Montani was dubbed Tudesc
first and then Tusky.
Many
people were identified according to their place of origin:
John Detroit
Agosti, Mike Herrin Calcaterra,
Mike Herrin
Puricelli, Louis Marcalin Chiodini, Charles Ribon
Baroli from Rubone. Herrin,
Illinois and Detroit, Michigan were two historical destinations of the
migrants from the Milanese Upper Plains.
The
search about the origin and the persistence of the nicknames represent a
beautiful page of migration history.
Unfortunately over 200 nicknames
remain either unknown or impossible to interpret. As if often happens,
the oral tradition has not succeeded in keeping the total memory.
Difficult to go back to the origins.
I
have tried to recuperate some: Louis Gin di Aiss
Aizzi might be Gin of the Aizzi family; John Pineta Berra might refer
to a Giuseppina in the family shortened first to Pina and then Pineta;
Charlie Fats Brusatti was probably fat; similarly Louis Big
Garavaglia might indicate a big man and Charles Nasun
Grassi reminds a prominent nose. Emil Makur Macchi where
Makur is the augmentative of Macchi probably refers to a big
man. Joe Packard
Pedroli maybe was from a car make and Jake Succ Puricelli was either a shy or a few words person. Jim Jamoke
Tapella leads to the Lombard idiom meaning you
are already here. Charles Tagasheen
Venegoni holds one of the best nicknames that recalls the grape
skin ( Tagash)
and suggesting love for winemaking.
However,
this is already ethnic archaeology.
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